L’ho incontrata per la prima volta quando aveva tre anni...
… avvolta in strati di abiti colorati per proteggersi dal freddo dell’altopiano ladakho, mentre correva dietro alle capre nei campi battuti dal vento insieme alla sua famiglia nomade. Già allora, la sua curiosità e la sua gioia erano impossibili da non notare, una scintilla luminosa come il sole sopra le montagne.
Ora, a cinque anni, si muove con la terra con la stessa naturalezza delle mandrie che accudisce.
Le mattine seguono il ritmo della vita nomade: andare a prendere l’acqua, aiutare la madre, guidare gli animali. Le sere trascorrono sotto un cielo immenso, dove le stelle sussurrano storie di montagne e delle generazioni di nomadi che l’hanno preceduta.
In questi due brevi anni l’ho vista crescere, non solo in altezza, ma nello spirito.
Sta diventando una figlia dell’altopiano, resiliente, libera e profondamente legata alla terra. Cresce con il vento, portando con sé le tradizioni del suo popolo nomade mentre scopre il proprio posto tra le montagne del Ladakh.
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Storie come quella di questa bambina non si possono solo raccontare: vanno vissute con rispetto e lentezza. Se desideri unire la tua passione per la fotografia alla scoperta profonda delle culture dell’altopiano, unisciti a me nel prossimo viaggio fotografico in Ladakh.
Andremo oltre l’inquadratura, per incontrare l’anima dei popoli nomadi.
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